l’essenza di profumo Attar

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  • Gli Attar

Gli Attar, profumi naturali per eccellenza, sono il frutto di una grande sapienza che tende a catturare e preservare al meglio, le più belle fragranze della natura.

La loro realizzazione prevede solo elementi naturali : vegetali, terra, fuoco, acqua.

La parola attar, ittar o othr, è d’origine araba e significa “odore”. Questa parola stessa sarebbe un derivato di una parola sanscrita e significa “aromatico”.

“Il fiore possiede una fragranza i cui oli essenziali sono presenti nei petali. Questi oli sono prodotti dalla pianta come parte del suo processo di accrescimento. Sono molto complessi e, in certe condizioni, quelle stesse sostanze vengono dissolte o decomposte andando a formare un olio volatile. Quest’olio evapora e, quando questo succede, riusciamo a sentire la fragranza che emana.

Il tipo di profumo emanato da un fiore dipende dalle diverse sostanze chimiche presenti negli oli volatili. Combinazioni diverse producono fragranze diverse. Questi stessi oli si trovano anche nelle foglie, nella corteccia, nelle radici, nei frutti e nei semi. Ad esempio le arance e i limoni li hanno nei loro frutti, le mandorle nei semi e la cannella nella corteccia. Gli arabi furono i primi a distillare i petali di rosa con acqua per produrre l’acqua di rose. Questo accadeva 1200 anni fa e tuttora estraiamo il profumo da fiori, radici, erbe e legni.” (fragrantica.it)

  • piccola e grande Storia degli Attar

L’arte della profumeria indiana sembra corrispondere alla civilizzazione della Vallata dell’Indus. Dei scavi archeologici a Harappa e Mohenjo-Daro (in Pakistan) hanno svelato del materiale di distillazione vecchio di più di 5000 anni.

Le tracce storiche legate all’arte della distillazione di Attar sono purtroppo rare. La ricca regione del nord dell’India è stata invasa di continuo, e ogni nuovo invasore cancellava le tracce delle culture precedenti.

Le distillazioni di Attar più antiche sono menzionate nella Charaka Sahmita, trattato ayurvedico di referenza. La Harshacharita, scritta nel VII secolo dopo J.C. , annota un uso dell’olio profumato di legno di agar.

agarwood

legno di agar

Considerati profumi sacri, gli Attar vengono utilizzati come unguenti durante i riti di devozione. Un utilizzo più terapeutico lo fece più avanti nel tempo il grande filosofo persiano del X secolo, Avicenne.

Durante l’impero Mogul,  il Grande Mogol Akbar inaugura uno stile artistico proprio, sintesi della cultura persiana e delle tradizioni indiane, che tocca tutti gli ambiti : la musica, l’architettura, la pittura, la poesia e … i profumi. Sotto il suo regno illuminato riscontriamo la testimonianza di distillazione di essenze di rose.

La nobiltà Mogul amava molto gli Attar. I principi avevano una spiccata preferenza per l’Oud Attar (legno di Agar), elaborato in Assam. Nella Ain-e-Akbari,  è scritto che l’Imperatore Akbar utilizza ogni giorno l’Attar e che il bagno delle principesse mogul era incompleto senza essenza di Attar.

La raffinatezza dei Maharajah, monarchi del popolo Rajut in Rajasthan, ha da sempre affascinato gli ammiratori dell’Oriente. Rappresentanti del potere religioso e del potere temporale, eroi incarnati degli Indù, hanno coltivato l’estetismo in tutti campi, dall’architettura alla musica, alla gioielleria, al teatro, alla danza e anche all’arte della profumeria. Gli Attar erano all’apice dell’artigianato rajput.

L’aristocrazia intanto, amava profumarsi in diversi modi : qualche gocce dietro le orecchie, nei capelli e sui vestiti ; ma anche per godere delle proprietà benefiche degli Attar : profumavano i loro letti, i loro veli, sopratutto con il vetiver, perché donna una sensazione di fresco. Nelle feste dei palazzi dei Maharajah, gli Attar avevano il posto di onore, e i fasti esibiti si accompagnavano di un festival di profumi.

  • Idro-distillazione degi Attar

Gli attar vengono prodotti tramite il sistema Deg and Bhapka o “processo di idro-distillazione”.

Il processo particolare di idro-distillazione si è affinato nel tempo, allorché il materiale è rimasto sempre lo stesso, o quasi. Il sapere e i segreti associati alla creazione di Attar passano di generazione in generazione all’interno delle famiglie di profumieri dai tempi che furono ad oggi.

Allora, e fino a poco tempo fa, gli artigiani di Attar viaggiavano con il loro alambicco (deg) in tutta l’India. Si spostavano secondo la fioritura dei diversi fiori, per creare i preziosi profumi sul posto stesso

Prima di tutto bisogna raccogliere i vegetali aromatici spontanei o coltivati (senza pesticidi e senza fertilizzanti chimici). Una piccola quantità di Attar richiede decine di migliaia di petali. Per esempio 10 g di essenza pura di rosa richiede 50kg di fiori !

I petali o altri vegetali necessari (fino a 160kg) sono versati in un calderone – il deg – che fa funzione di alambicco.

L’alambicco viene riscaldato accendendo sotto di esso un fuoco con l’aiuto di legna o letame bovino. La temperatura e la velocità di distillazione sono controllate regolando il fuoco.

La quantità di acqua e la temperatura sono minuziosamente controllate da operai altamente qualificati chiamati Dighaa, che hanno un’enorme esperienza e sanno benissimo quando la giusta quantità di vapori si è condensata all’interno de ricevitore, per una ottima conservazione di certe molecole aromatiche fragili.

Quando vedono che i vapori si sono condensati strofinano una stoffa bagnata attorno all’alambicco per mettere temporaneamente in pausa la distillazione e il recipiente ormai pieno è sostituito da un altro recipiente: questo processo viene ripetuto fino al termine della distillazione. E’ così che creiamo le nostre miscele attar.”

Attar in india – Introduzione

deg

1. Deg : calderone in rame

 2. giuntura di cotone e argilla

 3. Sarpos : coperchio di rame

 4. Chonga : tubo di bambù

 5. Bhapka : ricevitore

Il vapore acqueo prodotto nel deg, carico di molecole aromatiche, passa attraverso il tubo di bambù e gocciola nel ricevitore.

Il bhapka è immerso in una vasca, la quale acqua viene cambiata regolarmente per mantenere la giusta temperatura e permettere la condensa del vapore acqueo. Le piccole gocce di olio aromatico si mescolano all’olio, di santal o di vetiver presente nel bhapka.

Solo una lunga esperienza permette di controllare la temperatura e la pressione del lungo processo di idro-distillazione, che può durare più o meno 4 ore ed è ripetuto più volte per 2 settimane al fine di saturare l’olio del bhapka di molecole aromatiche.

Per esempio l’Attar Hina, chiede una distillazione di mesi, per la presenza di numerosi componenti e di diversi stadi nel processo di distillazione.

Con il metodo classico di distillazione le molecole fragili sarebbero distrutte.

Oltretutto l’idrolato presente nel ricevitore è ricuperato dopo una decantazione notturna e riemesso nel deg. Aggiungerà aromi sottili alla nuova partita di petali freschi.

Infine il contenuto del bhapka viene delicatamente immagazzinato per affinare la decantazione e conservare solo il prezioso olio di profumo.

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